giovedì 29 agosto 2013

IL CONFLITTO D'INTERESSI DI BERLUSCONI ABBATTERÀ BERLUSCONI

IO CE L'HO CON LA SINISTRA.
Siamo arrivati fin qui perché in Italia il Conflitto d'Interessi non è mai stato affrontato seriamente. La sinistra non l'ha mai neanche sfiorato, a tal punto che la Legge se la fece Berlusconi da solo nel 2004 (operazione possibile solo in un Paese senza opposizione).

Il Conflitto d'interessi è un tema serio (di cui il Movimento 5 Stelle ha la sua proposta di Legge già depositata alla Camera da due mesi). Può una persona titolare diretta o indiretta di concessioni pubbliche, di televisioni, di assicurazioni, gruppi editoriali essere eleggibile? Secondo il concetto comune di conflitto d'interessi, no. Al di là delle possibili azioni illecite che potrebbe compiere l'eletto, il punto fondamentale è che la potenza di fuoco dei media che possiede (lui o i suoi figli) potrebbe essere utilizzata per favorire la propria rielezione. E non si può dire che non sia stato così.

Ma siccome quando nel 1994 Berlusconi sbarcò in politica, il già cavaliere "era solo l’ultimo erede di un sistema consolidato" - diceva il giornalista Sergio Rizzo - tutti si sentirono in imbarazzo a contestargli l'eleggibilità. A tal punto che Luciano Violante e i DS decisero di garantirlo http://www.youtube.com/watch?v=bXaCEeU8zQ4

OGGI SIAMO AL PARADOSSO. Berlusconi dopo 20 anni di carriera politica (certamente favorita anche dalle sue televisioni ma soprattutto da un'opposizione inesistente o connivente) viene condannato a 4 anni in via definitiva proprio per gli illeciti delle sue aziende, che secondo la Corte continuava a controllare anche se intestate ai figli. ED UTILIZZA proprio le sue TV (il suo conflitto d'interessi) per divulgare un messaggio perverso: <<Chi ha ragione? I giudici che mi condannano o il popolo che mi vota?>>

Se avessimo avuto una seria Legge sul Conflitto d'Interessi, che di certo non poteva fare Berlusconi (per ovvie ragioni), oggi non saremmo a questo punto. Sarebbe stato ineleggibile. Oppure avrebbe dovuto affidare i suoi patrimoni ad un "blind trust" per tutta la durata della sua permanenza in politica. L'ineleggibilità serviva proprio ad evitare un tale paradosso: SPOSTARE I PROCESSI DALLE AULE DI TRIBUNALE AGLI STUDI TELEVISIVI E QUINDI NELLE URNE ELETTORALI.

MA ADESSO BERLUSCONI HA UN BEL PROBLEMA.
Le sue aziende crollano a picco, insieme alla borsa italiana. E' chiaro che MEDIASET vive di luce riflessa di BERLUSCONI e del suo potere politico, che attualmente esiste grazie al GOVERNO LETTA. Nell'ultimo anno ha perso il 30% di utili. E in due giorni ha perso il 6% in borsa. Lui vorrebbe far saltare il banco e andare alle elezioni, giocarsi l'ultima partita con il coltello tra i denti, ma i suoi amministratori delegati, i suoi grandi azionisti e il suo entourage non sono d'accordo. Lo proveranno a fermare fino alla fine. E dovrà scegliere: o la sua morte politica o quella delle sue aziende. Tra l'altro qualunque cosa sceglierà ho l'impressione che danneggerà l'altra. Restare nel Governo Letta farà galleggiare Mediaset, ma ucciderà il PDL, far cadere il governo letta farà galleggiare i consensi del PDL (o Forza Italia) ma stroncherà le aziende. Almeno fino all'esito delle prossime elezioni alle quali però questa volta non potrà essere candidato per la Legge Severino, inoltre con un partito spaccato in due tra falchi e colombe.

LUI SI E' CREATO, LUI SI STA DISTRUGGENDO. In mezzo ci sono 20 anni di inerzia della sinistra, di evanescenza della "lotta", di politica delle chiacchiere senza contenuti. 20 anni in cui molti parlamentari della sinistra sono stati scritturati da Mediaset per programmi Tv o hanno investito nelle azioni del biscione (che tutt'ora detengono).

Non oso immaginare questa legislatura (la 17esima) senza Movimento 5 Stelle. La 18esima però sarà davvero la NOSTRA!