martedì 7 luglio 2015

Il Pd e la politica del "vorrei ma non posso."

E' mai possibile che tra tutti i problemi che sta vivendo l'Italia in questo momento, l'unico motivo per cui il Pd si spacca sia l'elezione dei senatori nella riforma costituzionale o la legge elettorale?
Riforma Fornero, Ddl scuola, altri 3 miliardi di euro regalati alle banche, aumento dell'Iva, 9 milioni di poveri e loro pensano a come farsi rieleggere?
Quello che ho apprezzato di più del referendum greco è stato il coraggio del governo Tsipras di mettersi in discussione:
se avesse vinto il SI sarebbero andati tutti a casa. E sarei stato il primo a chiederglielo.
Il problema dell'Italia è proprio il contrario: nessuno della maggioranza vuole andare a casa.
Ogni volta che qualcuno si ribella, lo fa sempre per riuscire ad assicurarsi un futuro in questi palazzi.
Quando invece si tratta di affossare la pessima riforma della scuola o di spingere il reddito di cittadinanza, li vedi tutti scappare dall'aula iniziando quella ridicola pantomima del "vorrei ma non posso".
In Italia non abbiamo bisogno di un referendum per salvarci. Basterebbe solo staccare la spina a Renzi e tornare a nuove elezioni. Il potere di mandarlo a casa oggi lo hanno i sedicenti dissidenti del PD che domani mattina potrebbero togliere i voti su cui si regge il Governo e portarci a nuove elezioni: per la prima volta dopo 4 anni, avremmo un Presidente del Consiglio passato per il voto popolare. Non un fantoccio delle solite lobbies sfigate di questo Paese.
La domanda è: la cosiddetta "minoranza Dem" che firma documenti e inonda le tv con un noiosissimo dibattito sulle poltrone, è pronta a mettere in discussione la propria poltrona e il proprio stipendio, pur di liberare Palazzo Chigi dal loro stesso partito? Fino ad ora ho visto solo chiacchiere.